Il Marchese del Grillo Luca Desiato

 

Il Marchese del Grillo, Romanzo di Luca Desiato

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Dal romanzo Il Marchese del Grillo di Luca Desiato sono state tratte alcune delle vicende del film ma, leggendolo, si notano le differenze sostanziali. Per esempio, Olimpia non è un’attrice francese, ma una nobildonna romana. Ricciotto, il servitore romano complice delle burle, invece, si chiama Arcangelino ed è originario di Napoli.
Ma parliamo del libro, e non del film.

SAGACE STRATAGEMMA

struttura e stile del libro-

Nella “Premessa“, Luca Desiato ci dice di aver trovato questo manoscritto sui banchi del mercato di Porta Portese, e da qui, grazie ad ulteriori ricerche, riesce a ricostruire la storia di Onofrio del Grillo. Alla fine della premessa, si firma come “L’autore o, meglio, il traduttore-restauratore“. Ovviamente non è vero, si tratta di invenzione, di stratagemma narrativo, ma quel che è bello è che spesso ci si domanda, leggendo, se poi non sia davvero così.

marchese del grillo luca desiato

E’ scritto in prima persona, in forma di diario: diario al quale, spesso, accede anche Arcangelino. Anch’egli scrive il suo diario, in parallelo e spesso in risposta a ciò che il marchese stesso ha vergato. Divertenti, quindi i contrappunti e i “battibecchi”, come pure le manifestazioni di affetto tra i due.
Il linguaggio che l’autore usa è quello del ‘700 della Roma papalina, godibilissimo (e soprattutto comprensibile a tutti). Infarcito di termini prettamente romaneschi, ma anche, nelle pagine “scritte” da Arcangelino, di terminologia partenopea.

Devo fare i complimenti a Desiato, perché è stato davvero bravo. Presumo non sia facile scrivere un intero libro usando un linguaggio al quale, certamente, non si è abituati. Immagino gli abbia dedicato parecchio tempo, e il risultato è splendido, semplicemente.
CENNI DI TRAMA


marchese del grillo luca desiato

Nel libro, Desiato ricorre al fatto che il noto marchese era trovatello, e forse figlio illegittimo del Papa. Bartolomeo del Grillo lo adotta per, diciamo, fare una cortesia proprio al Pontefice. L’essere trovatello rappresenta nel romanzo – altra differenza sostanziale, rispetto al film – una vera ossessione per il nostro protagonista, deciso a scoprire chi possa essere il suo vero padre. Amico per la pelle del Cardinale Riccoboni (vittima di una delle sue burle) che è a conoscenza della verità, lo pressa con insistenza per sapere. Non svelo, perché fa parte della trama, ed è una parte saliente del romanzo.

Molte anche le storie dei suoi amori: il “Sor Marchese” si incapricciava, spesso, ma tornava sempre dalla sua paziente Olimpia, l’unica che ama. Il tutto sotto l’occhio vigile del fido Arcangelino, sempre pronto a trarlo d’impaccio.
Olimpia lo accompagnerà anche nella scelta di adottare un ragazzo, trovatello come lui, al quale spera di poter lasciare la sua eredità. Onofrio si reca, a tale scopo, all’orfanotrofio di San Francesco a Ripa, e rimane colpito da Gaetano. Ne intravede la “birbanteria” da come il ragazzino si muove: un inchino a presa in giro, comandato dalla direttrice, verso l’accompagnatrice del marchese, Olimpia. Riverenza “irriverente” che fa capire subito di che pasta è fatto, e quanto simile a lui, in termini di capacità di dissacrazione, il ragazzo sia.

Arcangelino sarà mortificatissimo, però, da un fatto: a un certo punto, occupandosi anche del ragazzo, il marchese avrà una arrabbiatura, e gli comunicherà con una certa violenza verbale di star lontano dal ragazzo, temendo che il servitore, omosessuale, potesse in qualche modo approfittare del giovanetto. Ciò ferirà il fedele “servo”, quasi una frattura, che però sarà risanata.

Alcune delle burle raccontate nel film le ritroviamo nel libro che, però, è decisamente diverso. Mi astengo da ulteriori accenni alla trama, ‘che se vi venisse voglia di leggerlo, vi rovinerei, appunto, la lettura.
Il libro, ad ogni modo, riesce anche ad essere istruttivo: la vita di Roma, nel ‘700, descritta con dovizia, anche in riferimento alla società, alla moda, e soprattutto al modo di pensare.

NOANTRI E ER MARCHESE

Di questa figura non esistono documentazioni storiche certe. Certo è, però, che i Del Grillo esistevano, come dimostra il palazzo a loro nome, sito nel rione Monti, alla fine della strada ad essa dedicata (Salita del Grillo). Caratterizzato da una torre e un arco sotto il quale si passa, transitando lungo la “salita”, è visibile anche dal museo dei Mercati di Traiano, accedendo ai camminamenti esterni superiori.

Il personaggio del Marchese del Grillo è, per noi romani, un pezzo di cuore. L’amore viscerale che la gran parte dei miei concittadini (me compresa) nutrono verso il grande Alberto Sordi, che da protagonista del film contribuì, sotto la sapiente regia dell’indimenticato Monicelli, a farlo conoscere a tutti, sicuramente ha fatto il suo.

 
APPENDICE AL LIBRO

In appendice al volume sono riportate le fonti storiche alle quali Desiato ha attinto: “I Diari di Roma” dell’abate Francesco Valesio e nella Biblioteca vaticana, dove ha rintracciato la descrizione di due figure caricaturali nel “Codice Ottoboni nr. 3119”. Da queste e da altre fonti è fiorita la leggenda del marchese burlone e irriverente, simbolo di una Roma beffarda e poco incline, nonostante tutto, a diventare “regno papale”. Da “popolino” fino ai più illustri personaggi, si arriva a capire quanto poco il sentimento religioso avesse a che fare con la società dell’epoca.Inoltre c’è un glossario che aiuterà i non romani, o quelli che hanno perso l’uso del romanesco vero a districarsi nei termini usati nel libro.

La prima uscita del romanzo risale al 1981. L’ultima ristampa, a quanto mi consta sapere, è del 2011.
Il numero delle pagine dell’edizione in mio possesso è pari a 287.

Sulla copertina, immancabile, il faccione di Alberto Sordi… “s’è svejatoooo!!!” … magari, Albe’… ma stavorta sto sonno sta a dura’ un po’ troppo…

 

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L’AUTORE

Luca Desiato, romano, classe 1941, giornalista e scrittore. Poche le informazioni presenti in rete, peraltro le stesse presenti sul libro, che copio qui: <<Ha vissuto in America Latina, dove si è anche dedicato a studi teologici. Nel 1975 si è imposto all’attenzione della critica con due romanzi: “Il sogno di Papa Asdrubale” e “Benito e il mostro“>>. Vive e lavora a Roma.

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