Ingredienti cosmetici sgraditi

Ingredienti cosmetici sgraditi

Ingredienti cosmetici sgraditi

Dopo la lettura di questo post andate a prendere i cosmetici che avete in casa, cercate l’INCI e leggetela, verificate la presenza di ingredienti cosmetici sgraditi e poi decidete se ancora volete usarli.

Abbiamo ritenuto opportuno dire la nostra su certi ingredienti messi sotto accusa da alcuni e difesi da altri (ma non tanto efficacemente, visto che in un paragrafo li difendono e in un altro li accusano). Senza tecnicismi, senza paroloni, senza confusione. Per approfondimenti potete ricorrere alle ricerche su internet, dove troverete formule chimiche, legami, reazioni, e via dicendo.

Non abbiamo la presunzione di improvvisarci “chimici” ma leggendo qua e là su vari siti che di chimica applicata alla cosmetologia si occupano,  spesso vediamo (troppo spesso) lunghi post redatti da tecnici del settore la cui lettura è alquanto ostica per un pubblico di non addetti ai lavori. Lettura che si rivela, in certi casi, anche noiosa infarcita com’è di tecnicismi comprensibili solo agli adepti (categoria alla quale ci fregiamo di NON appartenere).

Siamo semplici operai del settore, abbiamo acquisito esperienza direttamente sul campo (chi scrive è nel mondo della cosmetica da quasi 40 anni). Le nostre esperienze si basano si sulla conoscenza del famigerato INCI ma, anche e soprattutto, sugli effetti visibili ottenuti con l’uso di questo o quel cosmetico. L’osservazione empirica è un fondamento scientifico, dopotutto, sul quale i ricercatori lavorano da sempre approfondendo con test, analisi e prove in laboratorio alla ricerca di verifica di quanto “osservato”.

Biodegradabilità e ittiotossicità

Ingredienti cosmetici sgraditi

Ci preoccupiamo del fatto che molti ingredienti finiscano in mare? “Ma come succede, scusa?”, mi chiese una persona. Semplice: avete applicato un prodotto, prima o poi vi farete una doccia. L’acqua utilizzata dove finisce, attraverso i processi di depurazione (speriamo) posti in essere dagli impianti preposti?  Nei nostri fiumi, laghi, mari….il resto della storia la sapete. Moltiplicate questo sversamento di sostanze non biodegradabili per miliardi di persone, e il gioco è fatto.  Alcuni ingredienti cosmetici sgraditi presentano questo enorme difetto pur non avendo sulla pelle alcuna attività tossica.  Per noi è un difetto insormontabile e ingiustificabile, per altri no. Si vede che vivono sulla Luna e non sul nostro pianeta, del quale non si preoccupano.

Ogni piccolo gesto del singolo fa qualcosa, e se tutti insieme decidessimo di dire “basta”, un qualche risultato lo otterremmo. Dobbiamo già inquinare, per cause di forza maggiore, con tanti prodotti irrinunciabili. Per quelli per i quali sussistono alternative ecologiche la scelta la possiamo fare. O no?

Molti ingredienti (esempio, EDTA) sono definiti “ittiotossici”, cioè tossici per l’ambiente marino. E quindi per i suoi “abitanti”, quei pesciolini, molluschi e crostacei di cui ci nutriamo. Sempre che sopravvivano!

PEG (polietilenglicoli)

Ingredienti cosmetici sgraditi

In Chimica sono definiti come “ Etossilati, molecole trasformate da una reazione con l’ossido di etilene” (di derivazione petrolifera).

Le aziende che affermano di non ricorrere ai derivati del petrolio per poi utilizzare i PEG come le vogliamo considerare? Tecnicamente lo possono fare, ma moralmente? Ah, si, il dio denaro è più importante della correttezza e della coerenza.

Le molecole utilizzate per ottenere i PEG possono essere di derivazione petrolifera, sintetica (i siliconi) o anche vegetale (vedi quello ottenuto partendo dall’olio di ricino – castor oil–.

Sono emulsionanti e tensioattivi, accompagnati da un numero. Più questo numero è alto, più moli di ossido di etilene presentano.

Nonostante alcuni formulatori stiano cercando di assolverli, leggendo fra le righe dei post pubblicati sui siti di loro proprietà emerge chiaro che questi tensioattivi non sono proprio il massimo.

Reputati non rischiosi se usati a certe percentuali (mai specificate in etichetta, come purtroppo la Legge NON prevede), è vero che:

  • Sono derivati del petrolio
  • Sono, entro determinati limiti (ma quali, si chiederà il consumatore) pressoché biodegradabili
  • Sono a rischio di presenza di contaminanti, in particolare 1-4dioxane. Quest’ultimo contaminante è ritenuto concreto.
  • Il rischio che con l’esposizione ai raggi UV i Peg formino idroperossidasi è reale (idroperossidasi = induce danni al DNA), pertanto sarebbe bene non utilizzare tali ingredienti nei prodotti destinati alla protezione solare.
L’accusa mossa ai cosmetici “verdi” di pubblicizzare prodotti senza PEG è ritenuta da certuni solo una mossa pubblicitaria.

Salvo poi affermare che tale scelta è da preferire esistendo ingredienti alternativi più compatibili e sicuri, quali i polyglyceroli. Facciamo pace col cervello e, in attesa che test affermino la sicurezza di tali ingredienti, saremo liberi di evitarli scegliendo cosmetici che non ne contengano?

Afferma, qualcuno, che sono accettabili nei prodotti a risciacquo visto che non permangono sulla pelle.  E certo, tanto sempre in mare finiscono, e chissene importa…

Siliconi

Ingredienti cosmetici sgraditi

Ottenuti dal silicio, i siliconi, più o meno solidi, trasparenti, liquidi.  Trovano impiego in molti settori (pensiamo ai sigillanti, o all’utilizzo in chirurgia per protesi di vario genere, utensili per cucina…)

In cosmetica ve ne sono di vari tipi, alcuni volatili (quelli ciclici, a struttura anellare – cyclomethicone, cyclopentasiloxane, cyclohexasiloxane), altri leggermente untuosi (dimethicone), altri ancora molto pesanti (dimethiconol, incompatibile con oli vegetali).

Non sono biodegradabili (tranne i volatili che evaporano). Non sarebbero a tutt’oggi tossici per l’essere umano (uso esterno). Servono per rendere la sensazione tattile più gradevole, spesso usati per mascherare creme di bassa qualità conferendo loro una particolare piacevolezza di applicazione.

Se quelli volatili non lasciano residui (evaporano, in sostanza),  gli altri permangono sulla pelle formando un film più o meno idrorepellente. E più o meno occlusivo. E a lungo andare l’occlusione provoca secchezza.

Si stanno studiando gli effetti a lungo termine relativi all’accumulo di queste sostanze fra gli strati della pelle. Nel frattempo, saremo liberi di decidere se e come e quanto e quando utilizzare prodotti che contengono siliconi?

Quando i siliconi sono utili (ma NON INDISPENSABILI)?

Utili nel make up professionale, per il quale è richiesta performance alta (tenuta efficace). Pensate solo a una sposa che deve rimanere il più possibile perfetta e ben truccata nonostante baci, lacrime (e scappa, la lacrimuccia, dai…), o per il trucco teatrale e cinematografico.

I siliconi migliorano quindi le prestazioni dei prodotti destinati al trucco, ma dal trucco non possiamo aspettarci anche il trattamento degli inestetismi. Colorano, coprono, minimizzano ma non sono e non possono essere “Antirughe, Antiage”, anti quel che vi pare.

Utili nei prodotti solari perché sono in grado di mantenere i filtri UV in superficie. Se penetrassero avremmo una serie di problemi, primo fra tutti la caduta della protezione contro i raggi solari e infrarossi.

Per questa loro caratteristica non permettono però ai principi attivi di penetrare nella pelle, e allora ci domandiamo: perché sprecare tanti buoni estratti vegetali, spesso reclamizzati come provenienti da agricoltura biologica, per poi non permettere loro di svolgere l’azione promessa? Saremo liberi di scegliere?

Si accusano alcuni siti di informazione per questa affermazione:

Per riconoscerli in INCI basta vedere quali ingredienti finiscono per ONE, ANE”. È in parte vero, ma ai grandi tecnici laureati in Chimica non viene in mente che il consumatore può non avere le stesse conoscenze e perciò bisogna dare degli strumenti SEMPLICI e comprensibili per districarsi nell’ostica lettura delle famigerate formule (INCI) presenti sui cosmetici?

Siccome i siliconi più usati in cosmetica sono proprio quelli che terminano con ONE e ANE, può questa piccola indicazione essere sufficiente a far scegliere il consumatore che non è un babbeo ma semplicemente qualcuno che magari Chimica non ha studiato?

Preferiamo affidarci alle conoscenze di Fabrizio Zago e al sito Skineco, che hanno a cuore la salute del consumatore e la salute dell’ambiente, piuttosto che a altri che segnalano bufale di vario genere come claim per poi smentire loro stessi, dando ragione a chi mette sotto accusa certi ingredienti (leggendo bene fra le righe).

Petrolati

Ingredienti cosmetici sgraditi

Oli minerali, paraffina, vaselina, derivati del petrolio, inquinanti (non biodegradabili). Inerti sulla pelle, occlusivi, filmogeni.

L’azione filmogena e occlusiva è cercata in alcuni trattamenti in cabina, ma è fine a se stessa e termina col termine del trattamento stesso. Utilizzare quotidianamente prodotti che contengono occlusivi non è proprio il caso. A lungo andare l’occlusione provoca secchezza. E questo è un dato di fatto. Basta studiare dermatologia, caro il mio laureato in chimica.

INCI- International Nomenclature of Cosmetic Ingredients

In breve, è l’elenco degli ingredienti presenti in un cosmetico. Ai primi posti troverete gli ingredienti presenti in maggior percentuale. Agli ultimi posti gli ingredienti presenti in minor percentuale.

Prevede che gli ingredienti al di sotto dell’1% possano essere elencati in ordine sparso, come pure la non elencazione di ingredienti di contorno (solventi utilizzati per estrarre principi attivi, e via dicendo). Va da se che più è in alto il nome di un ingrediente, maggiore sarà la quantità inserita in formula. “La dose fa il veleno!”.  A maggior ragione, e letteralmente,  nel caso degli ingredienti sgraditi.

I termini ostici portano il consumatore a desistere nella lettura dell’INCI (a ragione). Una piccola linea guida ve la forniamo, con dei semplici esempi, così da evitare, se volete farlo, gli ingredienti cosmetici sgraditi.

Se una crema (o qualsiasi altro prodotto) è reclamizzato come “A base di”,  o con la semplice preposizione semplice (ripetizione voluta) “Con” e quel “a base di” o quel “Con” è presente in INCI non ai primi posti, ma agli ultimi, allora siamo in presenza di principio attivo assolutamente non efficace in quanto la quantità utilizzata è scarsa o pressoché nulla. Se poi quel (o quegli) ingrediente attivo è circondato da siliconi, grassi sintetici, petrolati, allora la sua attività è da ritenersi nulla per l’incompatibilità di cui sopra.

Ma torniamo ai prodotti solari

Ingredienti cosmetici sgraditi

Una protezione solare deve svolgere la sua funzione di schermare la pelle dai danni indotti dall’esposizione ai raggi UV grazie ai filtri solari che contiene. Filtri solari che per svolgere la loro azione devono assolutamente rimanere sulla superficie dell’epidermide, ed essere perciò veicolati in sostanze che, appunto, li tengano “a galla”. Ne deriva che spendere denaro in più per prodotti solari che promettono “azione antirughe, azione snellente, azione antiage” sia quanto meno inutile. Inutile perché i pochi principi attivi antiage, antirughe, anticellulite (SIC!) presenti non penetrano (insieme ai filtri).

Stiamo facendo azione antiage e antirughe prevenendo il fotoinvecchiamento se usiamo filtri solari adeguati. E magari dopo l’esposizione al sole applichiamo un buon prodotto che non deve essere necessariamente reclamizzato come “doposole”. Abbiamo a disposizione delle ottime creme a casa? Usiamo quelle.

Non ci dilunghiamo più di tanto sul famigerato numerino SPF.  La nuova Legge prevederebbe che a fronte della sua eliminazione di debba specificare, in etichetta, protezione Alta, Media, Bassa. La bassa dovrebbe corrispondere al vecchio 6-10 la media al 15-30, la alta al 50. Ma sono pure ipotesi.  In caso di dubbio, amici miei, usate protezioni da 30 a salire.

I falsi BIO

Tante sono le aziende che fanno BIO, ma quelle che  utilizzano certi ingredienti cosmetici sgraditi come le vogliamo considerare? Cercate di riconoscere qualche “nome” non proprio in linea con i criteri “green“. A quel punto decidete se NON acquistare o farvi prendere per i fondelli.

La dicitura “BIO” apposta sulle confezioni può indurre a pensare che ci si trovi davanti a un prodotto dalle caratteristiche ecocompatibili, mentre può non essere così. Vedi, per esempio, Il “Bio-oil“, prodotto venduto come antismagliature e per il trattamento delle cicatrici che contiene paraffina liquida.

La parolina BIO significa vita, e non vuol dire che debba per forza essere associata a cosmetica verde.Le aziende lo sanno e la usano, possono farlo. Moralmente discutibile, non trovate? Anche se perfettamente legale.

Ci fermiamo qui (per ora), per non annoiare ulteriormente. Ma presto analizzeremo altri “ingredienti”. Se avete curiosità o domande chiedete, saremo lieti di rispondervi.

Vi segnaliamo interessanti articoli di approfondimento. Sui siliconi e su L’allarme sull’aumento di sensibilizzazione e allergie cutanee, e relativi studi, con l’elenco di alcuni ingredienti da evitare (tipo i cessori di formaldeide – Diazolydinyl urea, Imidazolidinyl urea).

Linda Maria Baraldi, pres. A.C. Vivere e Benessere, estetista (diploma SEM 1986), terapista professionale Shiatsu Metodo Namikoshi, MUA.

Segui gli aggiornamenti sulla nostra pagina Facebook cliccando “Mi piace”!

Se l'articolo ti è piaciuto puoi condividerlo 🙂Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn1Pin on Pinterest0

10 pensieri su “Ingredienti cosmetici sgraditi”

  1. Complimenti…super dettagliato…hai proprio dato il massimo…è bene conoscere tutti questi dettagli…spesso capita di fare grossi sbagli e la pelle ne risente!

  2. Ero alla ricerca di un post che riassumesse tutto quello che hai riassunto tu, per fare chiarezza e per fare in modo che anche mia sorella riconoscesse i prodotti bad dai prodotti not bad. Grazie mille, Manu

  3. un post davvero illuminante. L’ho condiviso sulla mia bacheca perché ho tanti contatti interessati al tema. Grazie.

  4. Ciao Linda,
    sempre illuminate! Dico davvero. Utilissimo il tuo articolo, è sempre così difficile orientarsi nella scelta dei cosmetici quando si parte dall’intendo di valutare in base agli ingredienti. Molte informazioni che la macchina del marketing fa passare sono false o fuorvianti , delle volte dei veri e propri inganni, quindi la vera informazione è l’unica arma che abbiamo per tutelare noi stessi e l’ambiente che ci circonda.

  5. Un articolo davvero interessante, grazie per le ottime e chiare informazioni, curiosa di leggere anche gli altri articoli

  6. Complimenti! Un articolo davvero intererssante, utile e sinceramente scritto in modo che tutti possano capire… questa volta devo proprio farti i complimenti per la tua bravura e competenza, riesci sempre a stupirmi di piú , Brava!

    1. Grazie Teresa carissima, lo scopo era proprio questo: far capire in modo semplice e senza troppi giri di parole con che cosa si ha a che fare, limpidamente. Sarà che noi non siamo mossi da particolari interessi, non vendendo nulla, non formulando nulla, ma in quanto semplici consumatori!

I commenti sono chiusi.