Santa Maria Sopra Minerva

Santa Maria Sopra Minerva

Santa Maria Sopra Minerva
facciata e monumento dell’elefantino

La basilica di Santa Maria della Minerva, gioiello romano a due passi dal Pantheon, è sita in Piazza della Minerva 42, Roma. La piazza è caratterizzata dalla famosa statua di Ercole (progettata da  Bernini) raffigurante l’elefantino che sorregge un obelisco egizio.

Un inciso sull’elefantino: la scultura fu commissionata al Bernini proprio dai frati Domenicani. Il grande scultore, però, si oppose, proponendo un altro progetto più “aereo” invece del tozzo elefante. I frati non ne vollero sapere e allora cosa fece Gian Lorenzo? … Scolpì il famoso elefante, il cui sedere, rivolto verso il monastero dei frati, presenta la coda alzata a mostrare l’ano!

La chiesa appartiene all’ordine dei Frati Domenicani e fu edificata nel 1280 sui resti (dice una leggenda) dell’antico tempio romano dedicato alla dea Minerva, tempio del quale non vi è traccia alcuna.

ARCHITETTURA 

La facciata esterna della Basilica è decisamente austera, oserei dire “povera”, quasi a non voler “nascondere” i preziosi tesori racchiusi all’interno .  Alcune fonti storiche affermano che tale facciata dovesse essere sostituita poco dopo la sua realizzazione, ma il progetto non ebbe seguito. E’ interessante notare sul muro della basilica i segni delle inondazioni del Tevere, segnalate da tabelle, avvenute nel corso dei secoli prima che i Savoia procedessero a edificare i muraglioni lungo il fiume.

– L’interno –

Santa Maria Sopra Minerva
volta celeste della navata centrale

 E’ impossibile non notare la differenza di stili architettonici che caratterizzano la basilica: all’esterno troviamo un prevalente romanico e abbruzzese, mentre all’interno si nota il tipico gotico.  La basilica consta di tre navate suddivise da imponenti colonne con transetto e absidelungo le due navate laterali si trovano le cappelle, ricchissime di tesori artistici.

 La volta centrale, ad absidi, rappresenta pregevolemente la volta celeste, dipinta con uno stupefacente azzurro ed è ornata di  figure che rappresentano gli Apostoli, i Profeti e i Dottori della Chiesa.

LE CAPPELLE

Le navate laterali presentano appelle che a loro volta ci mostrano capolavori della pittura e della scultura italiana realizzati in diverse epoche.

Non le descriverò tutte: tratterò solo le due che maggiormente hanno colpito la mia attenzione, lasciando a chi visiterà la Basilica il gusto di scoprire le altre.

 – La Cappella Carafa 
Santa Maria Sopra Minerva
particolare dell’affresco di Filippino Lippi

Adornata di affreschi commissionati dal cardinal carafa al pittore fiorentino Filippino Lippi: quello che a mio parere, tra i suddetti affreschi, merita maggior attenzione è “Il trionfo di San Tommaso sull’errore” per l’enorme valore simbolico che per l’epoca doveva avere.

 Il tema principale dell’affresco è la lotta dell’ortodossia cristiana contro gli eretici, in particolare la corrente dell’arianesmo e sulle dispute verso la dottrina della Santissima Trinità:  il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono entità distinte ma formanti un’unica  divinità; le correnti eretiche tra le quali l’arianesimo, affermavano che il Figlio era una creazione distinta e subordinata al Padre non completamente assimilabile al Dio stesso.

L’affresco rappresenta il frate domenicano San Tommaso d’Aquino  che schiaccia col piede un vecchio arcigno che rappresenta il “male”; sullo sfondo è facile riconoscere la città di Roma perché  sono raffigurati la Cattedrale di San Giovanni in Laterano da un lato, mentre  dall’altro si nota il porto sul Tevere di Ripa Grande. I motivi per i quali i sue siti sono stati inseriti nell’affresco non sono casuali: entrambi sono cardini  fondamentali per la storia cristiana. La Basilica di San Giovanni in Laterano  fu voluta dall’imperatore romano Costantino, il quale dichiarò il Cristianesimo “religione di Stato” dell’impero Romano. Dal porto di Ripa Grande , invece,  il Cardinal Carafa si imbarcò per partecipare alle crociate contro i Turchi.

– La Cappella dell’Annunciazione

cappella annunciazione

Sita nella navata destra della Chiesa,  fu commissionata nel XVII sec. dalla Confraternita dell’Annunziata (confraternita istituita dal cardinale spagnolo Juan de Torquemada) all’ architetto e ingegnere italo-svizzero Carlo Maderno.

Il ruolo di primo piano avuto dalla famiglia Torquemada nella gestione della  inquisizione spagnola  si nota nel dipinto di Antoniazzo Romano (1460) presente nella cappella, l’Angelo che annuncia la Madonna   Il frate inginocchiato rappresentato nel dipinto è  lo stesso Cardinale Juan de Torquemada, anch’egli frate domenicano, morto nel 1468, zio di Tomàs de Torquemada che divenne il tristemente noto “primo  inquisitore”.

A parziale compensazione della funesta inquisizione spagnola va detto che  la Confraternita dell’Annunziata, istituì nella città di Roma un’opera caritatevole  che consisteva nel procurare una dote per le ragazze più povere della città; opera che è anch’essa raffigurata nel quadro di Antoniazzo Romano: si notano infatti delle ragazze in processione verso la Basilica al fine di ricevere dalle stesse mani della Madonna i doni a loro destinati.

IL SEPOLCRO DI SANTA CATERINA DA SIENA

sepolcro santa caterina da siena

Lo splendido Sepolcro in stile neogotico risalente ai primi decenni del XV secolo di Santa Caterina da Siena,  Patrona d’Italia e Compatrona d’Europa, si trova sotto l’altare maggiore; ospita le spoglie della Santa tranne la testa, donata a suo tempo alla città di Siena. Meta di pellegrinaggi e devozione, è il caso di approcciarsi al sepolcro col dovuto rispetto, soprattutto da parte di chi non è credente. Mi riferisco in particlare ad episodi di “intolleranza” verso le persone inginocchiate ed assorte in preghiera, oggetto di richiamo da parte di chi vuole comunque avvicinarsi ad ammirare l’opera. Cerchiamo, noi non credenti, di avere pazienza e di rispettare il bisogno di chi, invece, ha fede e ha magari necessità di pregare.

IL BEATO ANGELICO 

sepolcro del beato Angelico

Molte sono le opere conservate nella basilica risalenti al XIV e XV secolo tra le quali spiccano quelle di Guido di Pietro, vissuto nella prima metà del XV secolo;  noto come Beato Angelico, soprannome che gli fu dato per due motivi: sia per le sue grandi doti personali di umiltà e grande spessore di umanità, sia perché le sue opere riuscivano (e riescono) ad indurre un forte sentimento religioso.

Una curiosità è che nonostante l’appellativo di Beato Angelico risalga a parecchi secoli fa, Guido di Pietro fu realmente beatificato solo nel 1984 da Papa Giovanni Paolo II. Il convento di Santa Maria Sopra MInerva ospitò l’artista durante il suo soggiorno a Roma, e proprio nella basilica fu sepolto, nel nel febbraio del 1455. La sua lastra tombale è vicino all’altare maggiore.

 MICHELANGELO BUONARROTI 

Cristo Risorto MIchelangelo

Nella basilica di Santa Maria Sopra Minerva è visibile una delle opere straordinarie del grandissimo Michelangelo Buonarroti, il Cristo Risorto scolpita  intorno al 1520, si trova alla sinistra dell’altare maggiore. Bellissima, perfetta, e purtroppo non protetta tanto che mi sono sentita di chiedere ad un frate se si trattava di una copia.

No, è l’originale“.

Mi domando come non si sia pensato a proteggerla in modo adeguato. La presenza di un sagrestano che allontana le mani dei visitatori (la statua si può infatti toccare con estrema facilità) non è a mio parere sufficiente. Ricordiamo tutti i danni del “martellatore pazzo” alla Pietà  in Vaticano, tanto per citare un episodio tristemente famoso. provenienza.

  – Le tre statue, fra mito e realtà

Il Cristo Risorto è oggetto di leggenda, e il frate al quale avevo chiesto se l’opera era originale, stimolato dal mio interesse, ha continuato il racconto facendomi notare che quella che stavo ammirando incantata poteva a tutti gli effetti essere considerata un’opera non originale.

Michelangelo aveva realizzato un’altra statua e proprio mentre la stava per finire apparve, dal marmo, una brutta striatura nera che traversava il volto di Cristo. Tale fatto lo spinse ad abbandonare l’opera (noto era ed è il suo perfezionismo) e, per onorare il contratto,  ad iniziarne una seconda.  Ma dati i numerosi impegni assunti dall’artista il tempo per terminarla non c’era quindi ne affidò l’ultimazione a Pietro Urbano, un suo allievo che, però, non fu all’altezza del genio scontentando i committenti.

A quel punto MIchelangelo, suo malgrado,  si offrì di farne un’altra ma i committenti, stanchi della prolungata attesa, si tennero quella dell’allievo ma pretesero che Michelangelo donasse gratuitamente, a titolo risarcitorio, la prima, quella col volto striato.

Non si sa che destino ebbe questa statua. Alcuni studiosi asseriscono che la statua con una venatura sul volto presente nella chiesa del monastero di San Vincenzo a Bassano Romano sia proprio la prima versione del Cristo Risorto.

Una terza statua, visibile nella cappella Aldobrandini è anch’essa attribuita a Michelangelo. Rappresenta San Sebastiano, ad opera di Nicola Cordier (il Franciosino) ma alcuni studiosi ne attibuiscono la paternità sempre a Michelangelo e asseriscono che si tratti di un altro tentativo di “Cristo Risorto”, anch’esso abbandonato dopo la scoperta di un’altra venatura nera apparsa nel marmo, stavolta però su un polpaccio. Il buon frate mi ha accompagnata a vederla, mostrandomela da vicino: ha infatti estratto un mazzo di chiavi e ha aperto la cappella. Immaginate la mia gratitudine!

Cristo Risorto Michelangelo
Particolare del foro del chiodo sul piede

Dopo tutte queste “traversie” Michelangelo riuscì a portare a termine la versione definitiva, quella che possiamo ammirare nella Basilica. E vi avviso: si corre realmente il rischio di essere colpiti dalla sindrome di Stendhal. E’ evidente cosa Michelangelo cercasse, nello scartare le altre opere: la perfezione e l’armonia delle forme: le vene delle braccia che sorreggono la croce, i buchi dei chiodi impressi nei piedi, lo sguardo verso l’infinito… l’originale scolpito da Michelangelo era completamente nudo: successivamente fu posto un drappo a coprirne le nudità e che, francamente, rovina l’immensa opera michelangiolesca. Mi auguro che qualcuno pensi ad eliminare il “velo della vergogna” da un’opera così fondamentale per l’arte italiana, senza star lì a preoccuparsi di niente altro.

  MOLTE ALTRE OPERE 

Un breve elenco di alcune opere presenti nella straordinaria basilica di Santa Maria Sopra Minerva:

– A destra dell’altare maggiore si ammira San Giovanni Battista, meravigliosa  statua realizzata nel 1858  da  Giuseppe Obici. Il fatto che San Giovanni battista si trovi in questa posizione ritengo essere cosa non casuale: dall’altro lato c’è, come detto, il Cristo Risorto e noto è il profondo legame che univa Gesù a San Giovanni Battista.

– Un monumento funebre realizzato da Gian Lorenzo Bernini per omaggiare Suor Maria Raggi, intitolato “La Verità”, oggetto di furto. uno dei due fregi in stucco dorato è stato asportato da ignoti delinquenti negli anni ’50, durante dei lavori di restauro (stessa sorte ha subito un fregio in marmo di una balconata a lato dell’altare).

La verità Bernini
Nel riquadro: esito dello spregevole furto

– Le spoglie di Papa Leone X, di Papa Clemente VII e di Pietro Bembo, umanista e cardinale del VXI secolo, qui riposano accompagnate ogununa da splendidi mnumenti funebri.

CONCLUDO

Molto sommariamente vi ho elencato pochi dei motivi per i quali visitare la Basilica di Santa Maria Sopra Minerva è inevitabile, sperando di aver suscitato l’interesse di chi fin qui ha letto. Per ulteriori approfondimenti e per modalità di visita vi rimando al sito ufficiale (clicca qui) dove troverete tutte le informazioni in merito e una guida accuratissima, guida che potrete trovare anche all’interno della basilica.

Questo scritto è una rivisitazione di quanto pubblicato dal mio compagno, circa 3 anni fa, su un sito di opinioni che si è appropriato di quanto da lui pubblicato senza averne alcun diritto.

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3 pensieri su “Santa Maria Sopra Minerva”

  1. magnifica recensione per un magnifico luogo ricco d’arte e di Storia. Ho visitato la basilica di Santa Maria sopra Minerva ormai parecchi anni fa, e se torno a Roma voglio rivederla

  2. Ciao Linda,

    torno volentieri a leggerti e se poi non si conosce l’argomento e non c’è stata una visita preventiva alla Chiesa di cui parli, tanto meglio, è il momento di una visita virtuale con la guida di chi ne sa.

    Stammi bene, amica virtuale, un saluto grande e un augurio di cose belle, il meglio che desideri.

    ciaociao, antonio o… omdamea (come preferisci)

I commenti sono chiusi.