Acquedotto Virgo Vicus Caprarius Santa Maria del Pozzo

Rome4uஇ Roma e Lazio x teAcquedotto Virgo, Vicus Caprarius e Santa Maria del Pozzo tutto in un giorno

Grazie all’associazione culturale “rome4u § roma e lazio x te” che organizza visite a tema con tanto di guida abbiamo visitato il Vicus Caprarius (e non solo). La visita, denominata “L’acquedotto Virgo e il percorso dell’acqua” verteva infatti su uno degli acquedotti più antichi di Roma, quello dell’acqua vergine, che tuttora alimenta la fontana di Trevi.

Una fonte dell’acqua vergine si trova nella chiesa Santa Maria del Pozzo (in Via di Santa Maria in Via – una traversa di via del Tritone). E proprio davanti a questa chiesa, chiamata dai fedeli “Madonna del pozzo” l’associazione aveva dato appuntamento ai partecipanti.

L’ottima Elisa Ubaldi ci ha spiegato i segreti e le particolarità del tratto di acquedotto oggetto della visita con simpatia, chiarezza e in modo decisamente esauriente.

Ecco le tappe della visita.

Le arcate dell’acquedotto Virgo in Via del Nazareno

Le arcate dell'acquedotto Virgo in Via del Nazareno

Dalla chiesa Santa Maria del Pozzo siamo subito andati in Via del Nazareno (si attraversa Via del Tritone) dove da dietro una cancellata sarebbe stato possibile vedere degli antichi archi dell’acquedotto. Dico sarebbe perché purtroppo dei teli da cantiere chiudono le sbarre del cancello e nulla è visibile. Ad ogni modo, e sempre grazie alla simpatia e alla preparazione della nostra guida, Elisa, abbiamo potuto farci un’idea di come l’acquedotto, la cui sorgente si trova sulla Collatina, località Salone, svolge il suo corso fin nel cuore di Roma.

Quasi completamente interrato nella totalità del suo percorso, tanto da renderlo praticamente inattaccabile dai barbari, garantì acqua ai romani anche durante le invasioni. Qui ci è anche stata spiegata la genesi: voluto da Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Ottaviano Augusto, l’acquedotto Virgo è cronologicamente il sesto realizzato dagli Antichi Romani. Lungo 20 km, doveva rifornire l’impianto termale di Agrippa sito nell’area del Pantheon. Ha una portata di 1200 litri d’acqua al secondo. La scoperta della sorgente è legata a un mito: una vergine indicò il punto della stessa a un centurione, da qui il nome Virgo. Più verosimilmente, il nome si deve alla purezza dell’acqua. Non più così pura e incontaminata, ma ancora bevibile proprio nella chiesa di Santa Maria al pozzo.

Santa Maria del Pozzo – Madre e Regina di Misericordia

Santa Maria del Pozzo

La chiesa è detta anche “Lourdes romana”. A quanto pare, infatti, l’acqua è dotata di poteri miracolosi.
Nella notte tra il 26 e il 27 Settembre 1256 degli operai che stavano facendo dei lavori nella stalla del palazzo di proprietà del cardinale Pietro Capocci videro sgorgare dell’acqua, e sopra l’acqua emergeva una icona su pietra della Madonna. Tentavano di prenderla, ma ogni volta che avvicinavano le mani l’icona spariva nel pozzo. Capirono che ci volevano “mani sante” e avvisarono il cardinal Capocci, che potè afferrarla (potere della porpora), mentre il ribollire dell’acqua dal pozzo terminava. Il giorno dopo il cardinal Capocci si rivolse direttamente a papa Alessandro IV, avvisandolo di quanto accaduto e della sua intenzione di trasformare, a proprie spese, la stalla in una cappella dedicata a Maria, proprio nel luogo del prodigioso ritrovamento. Il papa fu d’accordo, ordinò anche di portare in processione la pietra dipinta.
Si dice che l’acqua abbia prodotto dei miracoli di guarigione, ed ecco perché la chiesa è chiamata Lourdes Romana.

L’acqua offerta ai fedeli e ai visitatori

Santa Maria del pozzo

Nella prima cappella a destra è stata realizzata una piccola fontanella prossima al pozzo (chiuso alla vista, c’è solo una piccola porta in legno con un mastello nel punto dove il pozzo si trova) dalla quale sgorga l’acqua, e che viene offerta ai visitatori in bicchierini di plastica. L’ho bevuta, il sapore era buono. La cappella si affolla di fedeli in preghiera, chissà quante richieste di aiuto quella pietra dipinta col volto della Madonna ha raccolto. E qualche guarigione è avvenuta. Chissà… comunque, se vi trovate a passare da quelle parti entrate e bevetene un sorso, male non fa. Potrete sempre dire di aver bevuto una delle acque più antiche di Roma!

NB Utilizzo una foto scaricata da internet in quanto non era consigliabile mettersi in mezzo alla strada per scattarne una.

Vicus Caprarius

vicus caprarius
Usciti dalla chiesa ci siamo diretti verso l’ultimo e più interessante sito oggetto della visita, il Vicus Caprarius. Ci siamo avviati da via Santa Maria in Via verso la fontana di Trevi, superata la quale siamo entrati in Vicolo del Puttarello. Al 25 c’è l’ingresso dell’ex cinema Trevi (ora Cineteca Nazionale Alberto Sordi), area archeologica ribattezzata “Città delle Acque”. Superato l’ingresso siamo scesi nei sotterranei del cinema, trovandoci davanti a una cosiddetta “insula” (un isolato), esteso per 2000 mq sotto terra, a 9 metri di profondità rispetto all’attuale piano stradale.
Interessantissimo, quindi, per apprezzare la stratificazione della città.
L’isolato, di cui finora sono stati scoperti due edifici, risale all’età imperiale. Si snoda attraverso l’attuale Via di S. Vincenzo (che era l’antico Vicus Caprarius) e Via del Lavatore.

vicus caprarius

La visita si svolge su passerelle sopraelevate, al di sotto delle quali possiamo ammirare resti di mosaici oltre naturalmente alle strutture degli edifici; uno, adibito ad abiitazione, di 3 piani con le botteghe, risalente, da quello che la guida ha detto, all’epoca di Nerone. Successivamente, in epoca Aureliana, è diventata una casa lussuosa, arricchita di fregi marmorei dei quali ancora possiamo apprezzare i resti. La guida ci ha detto che la struttura ha subito danni devastanti a causa di un incendio scoppiato durante l’invasione dei Vandali. L’altro edificio, sempre di epoca neroniana, è stato successivamente trasformato in cisterna di raccolta dell’acqua, anch’esso distrutto dai Goti. In epoca medievale alcuni piani sono stati alzati per uso abitativo.

vicus caprarius
il tesoretto

E’ presente anche un museo dove sono esposti i reperti trovati durante i lavori di scavo, reperti nella maggior parte protetti da spesse teche in vetro. Interessante il “tesoretto”, una quantità di monete trovate dentro un’anforetta. Tale reperto ha portato gli studiosi a formulare, appunto, l’ipotesi di un improvviso incendio che ha portato gli abitanti dell csa a fuggire precipitosamente, abbandonando le loro cose. Le monete, di scarso valore per l’epoca, fanno supporre che si possa trattare dei risparmi raccolti da un servitore.
La scoperta del sito è molto recente. E’ avvenuta durante i lavori di manutenzione del cinema Trevi, nel 1999, ad opera del Gruppo Cremonini, attuale proprietario dell’immobile.

vicus caprarius
reperti nell’area museale

Ultima tappa: fontana di Trevi

In mezzo alla bolgia dei turisti l’ottima Elisa Ubaldi si è impegnata nel descriverci la fontana di Trevi in quanto alimentata dall’acqua Vergine.  Prima della sua realizzazione vi era una fontana tre bocche che riversava acqua in altrettante vasche. La fontana è attualmente dotata di un sistema di ricircolo dell’acqua, per cui non influenza la portata dell’acquedotto.

L’associazione culturale rome4u § roma e lazio x te

La piacevolezza e la simpatia, oltre la preparazione della guida, Elisa Ubaldi, che ci ha permesso di scoprire queste meraviglie, l’attenzione dell’accompagnatrice, Daniela Rossi non può che farmi consigliare di visitare il loro sito e prenotare una delle tante visite che sono in programma. Per ogni visita è previsto un contributo associativo, oltre al pagamento dell’eventuale biglietto d’ingresso al sito scelto. Sono previsti inoltre pacchetti personalizzati. Date un’occhiata, ne vale davvero la pena. Non prendono più di tante prenotazioni, proprio per non creare gruppi troppo grandi, perciò non si rischia di perdersi spiegazioni interessanti. Strameritevole di lode, bravi!

http://romaelazioperte.blogspot.it/

vicus caprarius

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